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Da Italia a Houston: The Storm and the Rainbow

17 April, 2017 09:35  Erin Erin

Frederica Houston

Ciao! Mi chiamo Federica, in arte Pitu’ e sono toscana (pistoiese di nascita e fiorentina di adozione). Adesso vivo a Houston in Texas, USA.

1. Perché ti sei trasferito all'estero?
Mi sono trasferita 10 anni fa a Londra per lavoro. All’epoca cercavo solo di farmi un’esperienza all’estero di un anno a due, per poi tornare in Italia con un curriculum piu’ forte. Per una serie di fortunati e sfortunati eventi, non sono mai tornata in Italia. Tre anni fa, io e la mia famiglia ci siamo trasferiti qua a Houston.

2. Come ti guadagni da vivere?
Sono una ricercatrice sul cancro e lavoro a MD Anderson Cancer Center.            

3. Quanto spesso e come comunichi con la tua famiglia?
Con mia sorella ci sentiamo quasi ogni giorno via messaggio e ci chiamiamo quando possiamo con FaceTime. Una volta ogni tanto chiamo la mia anziana zia con Skype al suo telefono fisso.

4. Cosa ti piace di più della tua vita da espatriato?
Non so piu’ ben distinguere che cosa significhi. E’ la mia vita e basta da oramai 10 anni. Ho imparato abbastanza alla svelta che “sentirsi espatriato” e’ solo un fardello che ti porta a confrontare continuamente il paese in cui vivi con quello di origine, mentre il confronto non ha senso. Il paese adottivo e’ semplicemente un paese diverso. Posso dire cosa mi piace di Houston: I grandi spazi, la facilita’ dello stile di vita, le possibilita’ professionali che non hanno pari, l’estate perpetua accompagnata da pochi vestiti e piscina quasi tutto l’anno

5. Cosa ti piace di meno della tua vita da espatriato?
Ti posso dire cosa non mi piace di Houston: la poca camminabilita’. Piu’ in generale, a livello personale, non mi piace non sentirmi piu’ completamente a casa da nessuna parte. Qui mi scontro con parti della cultura e mentalita’ americana che non mi appartengono, al di la’ del momento politico peculiare, in UK ero lo stesso. Ma anche in Italia oramai mi sento un pesce fuor d’acqua e non credo mi riadatterei a tutta una serie di compromessi, sia in campo lavorativo che sociale, che oramai vedo lontani anni luce dalla persona che sono diventata.

6. Che cosa ti manca di più?
La lontanza da sorella e nipoti e dagli amici di una vita. E la conseguente mancanza di quotidianita’ con loro.
7. Che cosa hai fatto per incontrare nuova gente e integrarti nel nuovo paese?
Di solito il posto di lavoro e’ una buon punto di partenza. Conosci i colleghi, inizi a uscire e poi da cosa nasce cosa. Da quando sono madre (6 anni), ho iniziato a conoscere gente tramite i figli, cioe’ tramite scuole e asili, parchi gioco, eventi family-friendly. In UK frequentavo pochi italiani, qua a Houston la comunita’ italiana e’ abbastanza forte grazie all’industria Oli&Gas che porta, anzi dovrei forse dire portava, expat italiani di continuo. Ci sono vari comunita’ di italiani on-line e anche gruppi di italiani che si incontrano regolarmente una volta al mese. E, di nuovo, poi da cosa nasce cosa e le amicizie si creano.

8. Quali usi e costumi del paese in cui vivi ti sembrano più strani?
Vivendo in USA, tutto quello che diro’ rischiera’ immediatamente di essere politicizzato! Direi che la cosa con cui non riesco a venire a patti e’ tutta la storia delle armi. Molte delle persone che conosco sono contrarie, ma anche solo il fatto che ci sia qualcuno che reputa una buona idea avere una pistola in casa, mi fa mettere le mani nei capelli.

9. Qual è un mito da sfatare del paese in cui vivi?
Che l’America sia definibile come un’unica identita’. Quando sento dire che in America si fa cosi’ o cosa’ o che gli Americani sono cosi’ o cosa’, vengo inondata da notevoli moti di fastidio e intolleranza. Gli USA sono immensi, ci sono abissi culturali fra stato e stato, fra citta’ e campagna, fra costa e entroterra. E’ un paese di immigrati che ha fatto, nonostante quello che si cerchi di far credere al momento, delle diversita’ la propria forza. Per questo si trova tutto e il contrario di tutto. Si, anche qui in Texas, dove, incredibile ma vero, non si gira a cavallo con cappelli e stivali. Ah, a parte durante la stagione del Rodeo (marzo), dove ogni cosa che ho appena detto non si applica e Houston si trasforma nel cliché del Texas che tutti hanno in mente.

10. Che consigli daresti agli altri espatriati?
Smettete di cercare l’Italia nel paese in cui vivete. Se non riuscite a non vivere all’italiana, tornate in Italia. Nel momento in cui abbandonerete il modus pensadi “eh pero’ in Italia...” aprirete gli occhi a una realta’ nuova e, sono sicura, interessantissima. Ho vissuto 8 anni in UK. Per 8 anni ho sentito italiani trasferirsi a Londra e lamentarsi costantemente del clima. Dopo un po’ ho iniziato a odiare questo borbottio e la domanda che sempre facevo era “ma non lo sapevi che non stavi andando ma vivere in Sicilia?”. E’ importante, prima di trasferirsi, sapere che cosa aspettarsi e cosa no. Non ti trasferire in una citta’ americana pensando di trovare Roma o Parigi, o in Norvegia se soffri il freddo, o in Spagna se soffri il caldo. Sembra banale, ma il non allineamento fra aspettative e realta’ e’ la prima fonte di scontento. E impara la lingua locale – e nel caso dell’inglese, imparalo bene-, perche’ se non parli la lingua locale, inevitabilmente ti frequenterai solo pare connazionali espatriati in cui il mantra “e’ ma in Italia” diventa il pane quotidiano.

11. Quando e perché hai cominciato a tenere il blog?

Ho cominciato nel 2005, l’anno prima di trasferirmi a Londra, per raccontare e commentare fatti di vita vissuta. Quel mio primo blog si chiamava “Storie a caso”, titolo che ne rispecchiava alla perfezione il contenuto. Quel blog adesso non esiste piu’ e ha lasciato il posto al mio blog attuale “the storm and the rainbow”, nato in un momento molto particolare della mia vita e sopravvissuto finora. Adesso esiste perche’ mi piace raccontare aneddoti della nostra vita Americana e della nostra famiglia, oltre a essere un mezzo per divulgare la mia opinione su questioni scientifiche, politiche o relative all’essere madre, donna e scienziata. Insomma chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

Frederica Houston 12. Che vantaggi ti ha portato il blog?
Nessuno tangibile. Ma mi piace aver fissato su carta molti episodi della vita mia e dei mie figli. Perche’ poi senno’ di chi si era e cosa si faceva, si tende a scordarsene.

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